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I sordi e le situazioni sociali
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Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> DISCUTIAMO INSIEME DI SORDITA', LIS, ORALISMO E BILINGUISMO
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KappaHH







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MessaggioInviato: Mar Set 25, 2007 8:41 pm    Oggetto:  I sordi e le situazioni sociali
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A CHE COSA SERVONO I SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI
Conosciamo tutti il ruolo dell’assistente di servizio sociale per ovvi motivi. Però non si capisce bene come nella formazione di assistenti sociali per poter seguire le persone non-udenti non occorre essere padrone di una Lingua dei Segni e aver condiviso, almeno per un anno con i sordomuti, gli eventi organizzati dai sordomuti di numerosi associazioni.

Riconosciamo che negli esami di Stato non applica tuttora la Lingua dei Segni Italiana come un fondamentale requisito di specializzazione degli operatori soprattutto scolastici nelle situazioni di integrazione nelle scuole pubbliche.
Eppure, tempo fa, appresi che le persone con difficoltà uditive nella UE sono circa 60 milioni di cui 1 milione sono cittadini italiani.
Troppe persone sordomute rimangono spettatori in quanto il servizio sociale è molto scarso e pieno di intoppi a seconda dell’aspetto socio-economico. Pensiamo, ad esempio, alla televisione da cui l’intera comunità sorda sogna tutt’ora la sottotitolazione al 100% delle trasmissioni.

Ridefinisco che l’assistente sociale agisce con le persone normodotate o con handicap, le famiglie, e i gruppi per sviluppare le loro capacità e facilitare la loro inserzione nella società oltre a migliorare le loro condizioni di vita sociale, sanitaria, economico, e professionale. Tutto questo non accade nella vita di una persona sordomuta perché non esiste un’analisi globale della situazione delle persone non-udenti. Ovviamente sono state elaborate, esclusivamente per mano di persone udenti, una diagnosi sociale e un piano di intervento insoddisfacente per i veri interessati.

L’assistente di servizio sociale ha il dovere di ricontribuire alle persone sordomute delle eque azioni di prevenzione e di perizia per un loro reale sviluppo sociale. Conosco operatori specializzati che molto spesso lo sono diventati grazie alla loro buona volontà ma non è sufficiente perché la burocrazia, ad esempio scolastica, molte volte li penalizza e a pagare sono sempre gli studenti sordi.
Non è sufficiente neanche far contenti le loro famiglie se questi sordomuti sono semi-autonomi. Non ha senso perché le persone non-udenti sono giusto delle persone che usano solo i 4 sensi anziché 5 e, nelle rare volte, 6 sensi! Fin qui nulla di grave, eppure i danni psicologici e fisici derivano solo da chi (dottori soprattutto) insiste con forza che loro usino anche il quinto senso o, peggio, toglie la loro identità, sia linguistica sia personale.

IL VERO PROBLEMA NELL’INTEGRAZIONE DEI SORDI
Una decina d’anni fa scrissi una relazione un convegno su “i bambini sordi e la scuola” per cui più avanti riporto il testo.

I sordi congeniti, che un tempo forse impropriamente venivano chiamati sordo-muti o muti, naturalmente dapprima usano il linguaggio dei gesti poi con una figura adulta usano la Lingua dei Segni e i linguaggi gestuali integrativi.
Per una migliore acquisizione cognitiva e comportamentale l'ideale sarebbe avere una figura decisa dell'educatore sordo come previsto dalla legge n.104, e magari in futuro la presenza di docenti non-udenti in quanto l'uso della lingua dei segni è fondamentale per arrivare al bilinguismo.

Abbiamo ancora bisogno di nuovi metodi di educazione per la nuova generazione (molto diversa da quella precedente) seguendo le trasformazioni attuali, sia della società sia della tecnologia.
Una corretta comunicazione in L.I.S. e verbale tra i bambini sordi serve ad acquisire rispetto tra un bambino e l'altro.
Lo stesso rapporto che si ha tra i bambini udenti consente con i bambini sordi un dialogo, uno scambio di informazioni maggiori e a socializzare senza difficoltà.
Sforziamoci ancora di abituare i ragazzi sordi alla frequenza parallela tra il mondo dei sordi ed il mondo degli udenti, in modo costante (evitare le preferenze di un mondo e l'altro) per ottenere parità sociale. Soprattutto per rinnovare nella memoria di vivere insieme col rispetto verso il prossimo: sia uomo o donna, sia sordo o udente, sia con handicap o senza.

Nella scolarizzazione è fondamentale preparare un aggiornamento formale per chi sta entrando nel mondo del lavoro come nel mondo dell'università; per inserire i giovani sordi con consapevolezza nella società (fuori dalla scuola).
Infine ottenere l’affiancamento di una guida individuale, magari di un mentore, all'orientamento sociale di un studente sordo in relazione con gli altri sordi studenti o lavoratori (scambio di esperienze).

Per essere SORDI E CITTADINI ATTIVI è accompagnarli a fare attività culturali e religiose, soprattutto fra i giovani, iniziandoli a vivere appieno la propria vita e di esprimere liberamente le loro idee personali o collettive sempre con sincerità.
C’è da impegnarsi molto per far si che i nostri giovani diventino protagonisti del loro futuro, a partire da un giusto inserimento nella scuola che deve essere di tutti e quindi anche dei sordi nel rispetto della loro specificità.
È ancora valido il motto "tutti per uno, uno per tutti" da portare avanti per vivere la sordità alla grande?
Le associazioni delle persone sorde si battevano da decenni per difendere i diritti della persona non-udente, come il diritto allo studio, all’informazione, al mondo multimediale e all’integrazione sociale. E ora che cosa succede?

Ci è ancora difficile parlare chiaro per essere persuasivi perché la nostra vita quotidiana passa attraverso la lingua, ossia la capacità di comunicare.
La comunicazione intelligente è un argomento fondamentale perché se il parlar bene può non aggiungere nulla alla nostra identità personale, però in molti ambienti ci aiuta ad essere comunicativi.
Come nei bambini piccoli quando il ritmo delle sillabe e delle parole nelle lingue parlate sono equivalenti ai linguaggi gestuali.
È un ritmo universale biologico che tutti i bimbi piccoli si esprimono con un linguaggio che più gli aggradono. La conseguenza pratica con i bimbi è che gli udenti usano da sempre delle speciali intonazioni melodiche della voce, le cantilene e le filastrocche per facilitare loro l’acquisizione di una lingua vocale.
Prendete nota che è solo di recente che i sordomuti praticano, anzi inventano, ai bambini speciali gesti per segnare filastrocche scandite con i ritmi naturali del linguaggio per intensificare la naturale predisposizione alla lingua dei segni.

SORDI E IMMIGRAZIONE
Troppe famiglie straniere rimediano da sole inconsapevoli dei propri obblighi verso la politica sociale italiana. La situazione è identica da troppi anni nelle famiglie sordomute italiane.
Esiste, anche, il grosso problema sulla situazione lavorativa perché dalla linea di condotta il rischio è alto.

Il welfare fatica già a seguire le transizioni sociali sul territorio italiano mentre in Europa ci sono già grande trasformazioni sulle tipologia delle famiglie. Come possiamo credere che il welfare si occupa anche di immigrati disabili (sordomuti inclusi), fuori li vediamo ovunque sulle strade a chiedere l’elemosina come se noi cattolici aderiamo integralmente ai dogmi ufficialmente insegnati.
Da un recente convegno appresi che il 40% di famiglie sul territorio padovano sono immigrate che facilitano la transizione sociale, e aumentano vertiginosamente le telecomunicazioni automatiche. E i servizi di sottotitolazione dove sono!??
Comunque nei servizi sociali sono necessarie i collegamenti tra Italia ed estero, per applicare subito delle leggi, addirittura, da definire. Frattanto stanno ricontrollando le vecchie Leggi n.285 e n.328 sulla famiglia, istruzione e sanità per creare nuove tipologie di sostegno (contributi economici, servizi offerti, …) con particolare attenzione al profilo del consultorio familiare.
Anche il riconoscimento della persona non-udente è da progettare con le Leggi che rispondano complessi questioni su minori e famiglia. Così pure nello sviluppo di ricostruzione familiare c’è da progettare, dal volontariato a tutti i servizi sociali fondamentali, dei gruppi auto-aiuto territoriali.
È infine importante notare che ai tempi dei nonni la crescita di un bambino era lenta ed esaltata in quanto poche generazioni coesistevano mentre, oramai, oggi il bambino è già adulto occupandosi di benessere e qualità di vita materiale oltre al quotidiano incontro interculturale.

Katia Trinari

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MessaggioInviato: Mar Set 25, 2007 8:41 pm    Oggetto: Adv






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Tiziana.Pozzetti

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Tiziana.Pozzetti is offline 


Interessi: Neuropsicologia dell'adulto e del bambino. Disturbi dell'apprendimento in età evolutiva: del linguaggio, della lettura e dell'attenzione.
Impiego: Laureanda in psicologia, indirizzo "neuropsicologia dell'età evolutiva"


MessaggioInviato: Ven Set 28, 2007 9:55 am    Oggetto:  
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Ciao Katia, prima di tutto tantissimi complimenti per tutto quello che hai scritto e per come lo hai scritto!!

Venendo al contenuto dell'articolo, mi sembra di capire che la situazione non sia molto rosea!
Anche io ho visto che spesso agli assistenti di bambini sordi, come agli assistenti alla comunicazione, non viene nemmeno chiesto di sapere la LIS! D'altra parte molte famiglie sono contrarie all'uso e preferiscono che venga insegnato l'italiano segnato per far in modo che il proprio bambino non resti indietro nei programmi scolastici degli udenti, in particolare nel temi dove chi conosce la LIS potrebbe applicare una grammatica LIS invece che italiana!
Penso che per realizzare un pieno bilinguismo ci voglia ancora un lungo cammino perchè richiede una ristrutturazione globale della scuola e di come la LIS viene intesa in essa! Ad esempio, se si potesse dare ai bambini sordi la possibilità di scrivere temi che seguano la grammatica LIS si dovrebbe anche istituire una figura scolastica che corregga tali compiti in base alla grammatica LIS e non confrontandola con quella ITALIA! E' come se si cercasse di correggere un tema in inglese applicando le regole dell'italiano! E' ovvio che il giudizio finale sarà gravemente insufficiente!

Perchè tutto questo avvenga però è essenziale che la LIS venga riconosciuta come lingua ufficiale, non solo dais ordi ma anche dagli udenti! fino a che non si prenderà pienamente consapevolezza di questo non si potrà introdurla nelle scuole con tutta la dignità e la costanza che spetta ad una lingua vera e propria!

Per quanto riguarda più nello specifico quello che scrivi relativamente ai servizi socio-assistenziali forse Nazg potrà dirti meglio di me come la pensa visto che è molto più esperta di quanto non potrei mai esserlo io Wink
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nazg







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MessaggioInviato: Sab Ott 06, 2007 9:13 pm    Oggetto:  
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già, gli ass.soc. non studiano la LIS nel loro percorso universitario e penso che neanche coloro che si occupano nello specifico di diversamente abili affrontino l'apprendimento della LIS perchè la varietà delle problematiche è ampia e l'investimento per una sola categoria di utenza sarebbe gravoso.
Sarebbe bello conoscere tutte le problematiche di tutte la patologie e tutte le forme di comunicazione più adatte, ma purtroppo non è possibile.

credo che al di là del sapere o meno la LIS quello che conta di più è l'atteggiamento di accoglienza, ascolto sincero, di dialogo tra sordi e udenti, tra operatori e utenti, ecc.
Nel momento in cui si apre il cuore all'altro ci si pone anche nell'ottica di cercare il modo per capirlo.

Alcune professioni sicuramente devono essere maggiormente preparate per lavorare con i sordi, come venivano citati gli insegnanti di sostegno, perchè devono fare da guida al bambino affinchè apprenda più modalità di comunicazione, per capire e farsi capire. In questo ambito non basta la buona volontà, serve la competenza.

Infine vorrei dire che mi piace molto vedere i sordi quando agiscono per solidarietà nei confronti degli altri sordi, quando diventano cittadini consapevoli e attivi, quando si battono per il benessere di tutti coloro che condividono la sordità. Quando non si vedono con qualcosa in meno.

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Nazg
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