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Un forum, due lingue.

Un forum per accogliere sordi e udenti interessati al mondo dei sordi e alla sordità.

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Oltre l'ostacolo
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Mafalda

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MessaggioInviato: Mar Giu 17, 2008 3:00 pm    Oggetto:  Oltre l'ostacolo
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"Oltre l'ostacolo" è un libro scritto da Valentina Paoli, una ragazza sorda profonda cresciuta con l'oralismo.

E' piuttosto datato eh, ma è stato scritto dall'autrice quando aveva poco più di vent'anni. Mi sembra un bel libro perschè scrive la sua esperienza di ragazza sorda alle prese con le questioni di vita quotidiana.

ciauz

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Mafaldita
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MessaggioInviato: Mar Giu 17, 2008 3:00 pm    Oggetto: Adv






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Franky

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MessaggioInviato: Lun Giu 30, 2008 7:05 pm    Oggetto:  
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Sì, è piuttosto datato come libro, lo lessi anch'io anni fa...
se lo ritrovo in quel casino vergognoso in cui versa la mia libreria,
me lo rileggo... Very Happy

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Franky
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Franky

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MessaggioInviato: Lun Giu 30, 2008 7:08 pm    Oggetto:  
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Tra l'altro se non ricordo male, in contemporanea all'uscita del libro
la scrittrice, Valentina Paoli, fu ospitata anche in una puntata del
Maurizio Costanzo Show. Very Happy

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Franky
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KappaHH







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MessaggioInviato: Lun Giu 30, 2008 8:38 pm    Oggetto:  
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LETTERA APERTA

Cara Collega Dott.ssa Valentina Paoli,
Il mio cervello è tutto arrabbiatissimo con te e con la tua Anima, perché anch’io sono dottore in Psicologia come te, e sento il grande bisogno di esprimermi attraverso questo scritto, anche se ti rispondo con ritardo, ma ero in un soggiorno di studio.
Spero che tu possa trovare qualche momento per poter leggere tranquillamente questa mia lettera scritta apposta per te.
§ Storicamente a livello teorico ed operativo il linguaggio mimico gestuale non ha mai avuto la dignità di lingua.
§ Non è assolutamente dimostrato che la lingua dei segni agevola l'apprendimento della lingua orale.
Una “vera” dottoressa in psicologia, come te, non può dare queste affermazioni “non scientifiche”, se non ha mai fatto diverse ricerche psicolinguistiche o linguistiche. Dott.ssa Paoli come puoi fingere di non sapere che la Lingua dei Segni non è un linguaggio mimico-gestuale, ti dico una sola volta per tutte e poi non ripeto più nulla che la Lingua dei Segni Italiana è una vera lingua a tutti gli effetti dimostrata già dagli studi di William Stokoe.
Le ricerche sulla Lingua dei Segni sono cominciate intorno agli anni ’60 sempre con lo studioso William Stokoe. Egli nello studio dell’A.S.L. (American Sign Language) fece un confronto tra la lingua dei segni americana e la lingua vocale e pote notare come la struttura grammaticale e sintattica dei segni fosse del tutto simile a quella della lingua vocale. Egli è partito dallo studio dei fonemi, particelle non dotate di significato, che vanno a formare le parole. Per es. “A” è un suono che in sé non significa nulla, ma che insieme ad altri suoni va a formare un suono con un significato. Ogni lingua parlata ha il suo numero di fonemi. Tutto questo metodo di studio e di indagine, Stokoe l’ha trasferito sulla lingua dei segni, ponendosi l’interrogativo se mai esistessero anche nei segni delle forme equivalenti ai fonemi. Ebbene scoprì l’esistenza dei CHEREMI, unità minime non dotate di significato. Secondo Stokoe un segno può essere scomposto in riferimento a tre parametri:
• Il Luogo che è lo spazio dove viene eseguito il segno
• La Configurazione che è la forma che la mano assume nell’eseguire il segno
• Il Movimento che le mani fanno quando eseguono il segno.
Stokoe dà importanza anche all’orientamento del palmo della mano mentre si segna. Per la Lingua dei Segni Italiana (LIS) oltre a questi parametri viene aggiunto anche quello dell’espressione, che ha un ruolo veramente importante nella formazione delle frasi in segni.
Egli ha constatato che l’organizzazione lessicale dei segni è molto simile a quella delle lingue vocali. Ad esempio le parole “pollo” e “bollo” hanno un significato diverso, ma si scrivono in un modo molto simili, con la variazione di una sola lettera si ha la variazione totale del significato. Questo definisce il criterio di coppia minima che fa cambiare il significato, come in questo caso, dove “p” e “b” sono due fonemi ben distinti.
Anche nella lingua dei segni si è scoperta dell’esistenza del criterio di coppia minima, e queste variazioni di significato vengono definiti allocheri. Alla variazione di uno dei parametri menzionati sopra, il significato dei cheremi cambia.
Anche qui in Italia sono stati condotti degli studi sulla comunicazione dei sordi, da cui sono emerse della pubblicazioni (Montanini e Franchini, 1979; Volterra, 1981; Attili e Ricci Bitti, 1983). Si possono mettere in risalto alcuni dati interessanti: la lingua dei segni non è una semplice mimica, è una forma di comunicazione che si esprime nella modalità visivo-segnica invece che acustico-vocale; ha caratteristiche molto complesse che permettono di definirla una "lingua a tutti gli effetti".

Non c'è una lingua dei segni universale, si può definire "zonale", ciascuna comunità di sordi sviluppa e utilizza una sua lingua dei segni con caratteristiche legate al gruppo in cui viene usata e ai bisogni comunicativi che deve assolvere; all'interno di uno stesso paese esistono diverse varietà di una stessa lingua dei segni (dialetti).

Per ogni nazione esistono differenziazioni, alcuni esempi sono: l'American Sign Language (ASL), la Langue des Signes Franςaise (LSF), il British Sign Language (BSL). La scelta della definizione "lingua dei segni" vuole sottolineare il fatto che si tratta di una "lingua" vera e propria, con un sistema di simboli e di regole grammaticali, che i membri di una comunità condividono.

Varie ricerche linguistiche confermano che la Lingua dei Segni è una lingua a tutti gli effetti,vorrei accennare brevemente sulle ragioni principali per cui essa viene considerata una lingua vera e propria.

Prendendo alcuni spunti degli appunti del corso di Psicolinguistica guidato dalla Dott.ssa Daniela Fabbretti:
 Una lingua dei segni è una lingua arbitraria:
Arbitrarietà/iconicità
Si dicono iconici quei codici in cui fra l’espressione e il contenuto vi è un rapporto di somiglianza. Si dicono arbitrari quei codici in cui, fra espressione e contenuto, non esiste alcun rapporto di somiglianza.
 Una lingua dei segni è una lingua articolata:
Doppia articolazione
E’ la proprietà per la quale le lingue sono organizzate in due livelli strutturali diversi: le unità foniche prive di significato combinandosi danno luogo a unità di livello superiore dotate di significato
I parametri formazionali
Nelle lingue dei segni si possono individuare unità minime paragonabili alle unità foniche delle lingue vocali. Tali unità vengono definite parametri formazionali.
Luoghi (15 nella LIS)
Configurazioni (26 nella LIS)
Movimenti (32 nella LIS)
Orientamenti (6 nella LIS)
I parametri formazionali sono stati individuati attraverso il confronto delle cosiddette coppie minime. Coppie di segni con significato diverso che differiscono, nella forma, per un solo parametro.
 Una lingua dei segni è un sistema produttivo:
Produttività
Le lingue sono produttive perché consentono di produrre e comprendere un numero illimitato di messaggi.
 Una lingua dei segni è caratterizzata dalla composizionalità:
Composizionalità
Le lingue, a partire da un qualsiasi elemento, consentono di produrre un varietà illimitata di combinazioni.
Una lingua dei segni è dotata di una sintassi propria.
 Una lingua dei segni è una vera lingua: evidenze neurologiche (Poizner, Klima, Bellugi, 1987):
Lesioni all’emisfero sinistro di sordi segnanti producono deficit nella lingua dei segni a diversi livelli: fonologico, morfologico e sintattico.
Lesioni all’emisfero destro di sordi segnanti si associano a deficit nell’abilità visuospaziali, mentre rimane inalterata la capacità di produrre e comprendere segni.
 Una lingua dei segni è una vera lingua: la comunità di parlanti.
Non esiste una lingua dei segni universale. Ciascuna comunità di sordi ha sviluppato una sua lingua dei segni con caratteristiche proprie, legate alla particolare cultura in cui viene usata. In Italia viene usata la Lingua Italiana dei Segni (LIS).
Sono stato chiaro? Un vero dottore in Psicologia, come me, sa rispettare diverse ricerche linguistiche anche quelle di psicolinguistiche. Tu non le hai rispettate, sei andata contro la tua etica professionale. Il tuo atto comportamentale è gravissimo ed offensivo. Sai che lo psicologo è responsabile dei propri atti professionali e delle loro prevedibili dirette conseguenze. Cerca di stare molto attenta verso la tua professione che è poco “preparata”…
Ti aggiorno che lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti ed i riferimenti scientifici. Tu non sei stata in grado di indicare i riferimenti scientifici, infatti non hai fatto nessun riferimento scientifico di quello che hai scritto pubblicamente, mi vergogno del tuo atto comportamentale, perché sei una dei miei colleghi che non sa rispettare i suoi limiti verso la sua professione…che vergogna!!!

Ci sono molte diverse ricerche psicolinguistiche dimostrano che il bilinguismo nella modalità lingua dei segni - lingua orale è l'unico modo in cui il bambino sordo potrà soddisfare i suoi bisogni, che sono quelli di comunicare con i propri genitori, sviluppare le abilità cognitive, acquisire conoscenza del mondo, comunicare in modo soddisfacente col mondo che lo circonda, e relazionarsi culturalmente al mondo degli udenti e dei sordi (cit in Mottinelli, 2004, Grosjean, 1996).

Le diverse ricerche svolte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche sullo sviluppo neurolinguistico e neuropsicologico dei bambini di genitori sordi, hanno dimostrato che l'apprendimento della LIS in questi bambini segue le stesse tappe dell'apprendimento della lingua parlata nei bambini udenti con genitori udenti. (cit. in Pennacchi Barbara, merita una laurea in Psicologia, e tu? Ti stai facendo un esame di coscienza? E’un buon metodo per un principiante psicologo!).
De Saussure (1968) scrive: “…non il linguaggio parlato è naturale per l’uomo, ma la facoltà di costruire una lingua”. Quindi il bambino ha la possibilità di imparala purchè sia esposto ad essa.
Affrontare come una persona sorda dalla nascita possa acquisire il linguaggio non è cosa da poco, in quanto dobbiamo in un certo qual modo provare a dimenticare tutte le esperienze percettive del nostro udito per puntare tutta la nostra attenzione sul canale visivo. Già più di cinquant’anni fa Vygotskij aveva focalizzato il nodo di questa problematica sul fatto che la persona sorda è un soggetto diverso e non un handicappato come qualcuno pensa.
La persona sorda ha una diversità linguistica, anche nell’acquisizione del suo linguaggio, che ci deve far riflettere e che deve essere presa in considerazione proprio per la peculiarità della natura del deficit uditivo.
Bouvet scrive: “Il figlio di genitori sordi, che sia sordo o udente, è portato a divenire soggetto bilingue”, quindi nell’acquisizione della lingua si deve sfruttare, nel sordo, i sensi vicariali all’udito. Troppo spesso si affida il bambino sordo ad una terapia logopedica nella convinzione che l’acquisizione del linguaggio sia solamente legata al numero di parole che il bambino sordo riesce a riprodurre, mentre questo esercizio deve andare di pari passo con l’esposizione sistematica e continua alla Lingua dei Segni. Questa lingua dà la possibilità al bambino sordo di riuscire ad appropriarsi della realtà comunicativa del suo ambiente e possa poi stimolare l’attenzione mnemonica per rielaborare tutto con le sue emozioni e le sue idee.
Bower in un’analisi tra bambini udenti e bambini sordi ha verificato che nelle prime settimane di vita esiste indifferentemente in ognuno di loro una forte tensione imitativa dell’adulto e questa capacità di percezione è notevole nell’infanzia. In questo periodo proprio questa capacità deve essere sfruttata per indirizzare il bambino sordo alla scoperta della “parola visiva”. Nel puntare l’attenzione sulla comunicazione non verbale del bambino sordo che lo caratterizza in modo molto particolare e singolare rispetto alla comunicazione non verbale utilizzata dal bambino udente. Siamo di fronte allo sviluppo graduale del cisema che diverrà nel tempo segno.
Chomsky (1989) asserisce che tutti gli individui sono naturalmente predisposti al linguaggio e quindi anche il bambino sordo elabora delle entità linguistiche che hanno origine nella stimolazione del canale visivo. L’elaborazione percettiva nel bambino sordo è diversa da quella del bambino udente: c’è più unità nella realtà che riesco a “vedere”, rispetto alla realtà che “odo”.
Vygotskij nei suoi studi afferma che la struttura del linguaggio non ha la stessa struttura del pensiero. Il bambino sordo riesce a realizzare le funzioni cognitive quando la capacità comunicativa (la Parola) viene “permutata” nella percezione cinestetica senza obbligatoriamente seguire gli aspetti semantici e fonetici della parola. Il sordo non segue la struttura grammaticale uditiva e non conosce la semantica vocale; questo deriva dalla quasi totale assenza del “bagno sonoro” definito da Piaget nei codici vocali.
All’inizio dello sviluppo linguistico il bambino sordo deve essere immerso nei segni dei codici visivo-manuali per stimolare la sua percezione visiva per favorirlo nella comunicazione con le persone che gli vivono vicino. Se il bambino sordo non viene esposto fin dalla nascita ai segni intesi proprio come codici di lingua, lasciandolo solo con i propri gesti convenzionali che lui si inventa da solo, significa emarginarlo sia dal mondo udente, sia da quello sordo. Troppo spesso ci dimentichiamo che i processi di acquisizione presenti nel bambino udente non sono presenti nello stesso modo nel bambino sordo e questo ci porta a compiere grossi errori dal punto di vista metodologico nell’attuazione di metodi per fargli acquisire il linguaggio.
Il bambino sordo “inventa” gesti per riuscire a comunicare e all’inizio essi sono pressoché convenzionali, pian piano vengono semplificati fino ad estrarne un segno-codice personale. Così abbiamo la dimostrazione che tutta l’attività cognitiva del bambino sordo si sviluppa prima rispetto all’attività linguistica, è il pensiero che crea il mezzo di comunicazione nel bambino sordo. L’obiettivo da portare a termine per primo è quello di riuscire a stimolare e sviluppare i processi linguistici al pari dei processi cognitivi .
Due ricercatori nel 1977, Meadow e Feldman, fecero una ricerca su un gruppo di 6 bambini sordi immersi in un ambiente familiare completamente di udenti in cui i genitori li volevano educare esclusivamente all’oralismo. Quello che poterono osservare i ricercatori era che questi bambini sordi sviluppavo indipendentemente un sistema di segni per riferirsi a delle cose, persone, ecc… Inoltre crearono anche dei “segni caratterizzanti” che specificavano delle azioni, oggetti, attributi, anche se gli era stato espressamente proibito farlo. I bambini avevano creato con questi segno delle vere e proprie frasi, riuscendo a esprimere relazioni fra oggetti e azioni.
Il bambino sordo ha la capacità di produrre codici di comunicazione che gli servono quando non viene esposto alla lingua dei segni, questo proprio perché lui vuole comunicare.
Secondo la teoria piagetiana il bambino nei primi 4 mesi di vita compie un processo di adattamento all’ambiente circostante maturando i comportamenti riflessi e perfezionandoli. Il processo di adattamento del bambino sordo è differente non avendo la possibilità di utilizzare un feedback quando compie un azione, non potendo utilizzare poi il canale sonoro. Egli non ha la possibilità di sperimentarsi come parte attiva del processo di comunicazione e nell’interazione di se stesso e con gli altri. Sappiamo che nei primi stadi di sviluppo del bambino, sia sordo o udente, l’informazione e l’imitazione sono le basi affinché si possa iniziare lo sviluppo cognitivo, emotivo e linguistico, quindi ne dobbiamo concludere che il bambino sordo parta in svantaggio per riuscire a costruirsi la realtà circostante. Egli sperimenta la realtà, il suo vivere in ciò che vede, al fine di costruirsi il suo linguaggio.
La Bouvet propone di stimolare il bambino in un contesto di educazione bilingue, stimolandolo a parlare e a creare un dialogo proprio nel momento stesso in cui si calava in una lingua visiva. Volterra e anche altri studiosi hanno fatto notare che “i limiti del primo linguaggio infantile non farebbero che riflettere i limiti del più generale sviluppo cognitivo del bambino, in particolare le difficoltà che egli incontra nel passare dal livello sensomotorio al livello simbolico”. In famiglia, togliendo al figlio sordo un referente linguistico, proponendo solo un riferimento vocale, in concreto è come volergli impedire di arrivare ad una corretta simbolizzazione della lingua visiva, innestando in questo modo una forma di rifiuto verso ogni tipo di linguaggio e comunicazione.
Le varie ricerche del CNR di Roma hanno confermato che i sordi gravi e profondi possono sviluppare pienamente una reale competenza linguistica, ma ciò appoggiandosi innanzi tutto sul canale integro visivo-segnico e non mediante l'uso esclusivo o comunque prioritario di quello acustico-vocale deficitario.

Durante i primi anni di vita, sempre secondo tali nuove ricerche, sia statunitensi sia italiane, i bambini sordi gravi e profondi sono in grado pertanto di acquisire spontaneamente e attivamente una modalità comunicativa come quella espressa nella Lingua dei Segni se l'ambiente che li circonda utilizza questa forma di comunicazione, mentre la conoscenza della lingua parlata può essere demandata a un successivo insegnamento intenzionale e non spontaneo realizzabile in un contesto compiutamente "bilingue" cioè contemporaneamente "orale" e "segnico".

Le ricerche più moderne, avviate come abbiamo visto negli USA e ampliate poi in un secondo momento anche nel nostro Paese dal CNR di Roma e dall'equipe di Volterra, dimostrano perciò che nei bambini sordi gravi e profondi lo sviluppò della lingua parlata è necessariamente più lento di quello della lingua segnata, che l'apprendimento della lingua parlata può essere migliore se fatto appoggiare sulla precedente acquisizione di quella segnata e che, soprattutto, l'acquisizione di una reale competenza linguistica a livello segnico nei tempi normali per l'apprendimento linguistico, altrimenti impossibile sul piano strettamente orale, ne permette poi anche un normale sviluppo a livello intellettivo e cognitivo fondamentale non solo per la costruzione di una successiva competenza linguistica orale ma anche per il loro altrettanto normale e più generale sviluppo psicologico, relazionale e comportamentale.
Ripeto che il bilinguismo porta la persona sorda ad essere in grado di comunicare con gli udenti attraverso la lettura labiale, l'italiano parlato e/o scritto, con i sordi ad usare la lingua dei segni. Quindi "sì" alla parola, ma con il segno sempre pronto all'occorrenza secondo le circostanze.
Ogni bambino sordo, qualunque sia il livello della sua perdita d’udito, dovrebbe avere il diritto di crescere bilingue. Tramite la conoscenza e l'uso della lingua dei segni come della lingua orale (nella sua forma scritta e, ove possibile, parlata), il bambino potrà acquisire appieno le sue capacità cognitive, linguistiche e sociali (Grosjean, 1996).

Il bilinguismo consiste nella conoscenza e nell'uso regolare di due o più lingue. Il bilinguismo nella modalità lingua dei segni - lingua orale è l'unico modo in cui il bambino sordo potrà soddisfare i suoi bisogni, che sono quelli di comunicare con i propri genitori, sviluppare le abilità cognitive, acquisire conoscenza del mondo, comunicare in modo soddisfacente col mondo che lo circonda, e relazionarsi culturalmente al mondo degli udenti e dei sordi (Grosjean, 1996).

Il bilinguismo del bambino sordo include sia la lingua dei segni, usata dalla comunità dei sordi, sia la lingua orale, usata dalla maggioranza udente. Quest'ultima verrà acquisita nella sua modalità scritta e, se possibile, parlata. A seconda del bambino, le due lingue giocheranno diversi ruoli: per alcuni sarà prevalente la lingua dei segni, per altri la lingua orale, altri ancora troveranno un equilibrio fra le due lingue. E' inoltre possibile l'uso di diversi tipi di bilinguismo poiché, essendoci diversi livelli di sordità, le modalità di contatto con la lingua sono di per sé complesse (quattro modalità di linguaggio, due sistemi di produzione e di percezione, ecc.). Detto questo, la maggior parte dei bambini sordi diverrà a vari livelli bilingue e biculturale. In questo senso non saranno diversi da circa la metà della popolazione mondiale che vive con due o più lingue (è stato stimato che attualmente la popolazione bilingue nel mondo equivale, se non supera, quella monolingue). Come gli altri bambini bilingue, essi useranno le due lingue nella vita di tutti i giorni e, a diversi livelli, apparterranno ai loro due mondi - in questo caso, il mondo degli udenti e il mondo dei sordi (Grosjean, 1996).

La lingua dei segni è la prima lingua (o una delle prime due lingue) che i bambini affetti da una perdita grave dell'udito devono acquisire. E' una lingua naturale ed è una lingua a tutti gli effetti, che assicura una comunicazione piena e completa. Al contrario della lingua orale, la lingua dei segni permette al bambino sordo di comunicare precocemente e articolatamente con i propri genitori, alla condizione che questi la acquiscano con rapidità. La lingua dei segni avrà un ruolo importante nello sviluppo cognitivo e sociale del bambino sordo e lo aiuterà ad acquisire conoscenza del mondo. Permetterà anche al bambino di acculturarsi nel mondo dei sordi (uno dei due mondi cui egli appartiene) nel momento in cui viene a contatto con quel mondo. Inoltre la lingua dei segni faciliterà l'acquisizione della lingua orale, sia essa nella sua modalità orale o scritta. E' risaputo che una prima lingua appresa in modo naturale, sia essa lingua orale o dei segni, favorirà enormemente l'acquisizione di una seconda lingua. Infine, la capacità di usare la lingua dei segni garantisce che il bambino sappia padroneggiare almeno una lingua. Nonostante i notevoli sforzi dei bambini sordi e delle figure professionali che li circondano, e nonostante l'uso di diversi supporti tecnologici, è un fatto che molti bambini sordi incontrano grandi difficoltà nella produzione e percezione del linguaggio orale nella sua modalità parlata. Quando il bambino sordo deve attendere diversi anni per raggiungere un livello soddisfacente che rischia di non essere mai raggiunto, e nello stesso tempo gli viene negato l'accesso ad una lingua che soddisfi i suoi bisogni immediati (la lingua dei segni), significa fondamentalmente che egli rischia di subire un ritardo dello sviluppo, sia esso linguistico, cognitivo, sociale o personale (Grosjean, 1996).

Essere bilingue significa conoscere e usare due o più lingue. Per il bambino sordo, l’altra lingua sarà la lingua orale usata dal mondo udente al quale anch’egli appartiene. Questa lingua, nella sua modalità parlata e/o scritta, è quella dei suoi genitori, di fratelli e sorelle, della famiglia allargata, dei futuri amici, datori di lavoro, ecc. Quando coloro che interagiscono con il bambino nel quotidiano non conoscono la lingua dei segni, è importante che la comunicazione avvenga comunque e ciò può accadere solo usando la lingua orale. Ed è questa la lingua che, soprattutto nella sua modalità scritta, sarà un mezzo importante per l'acquisizione del sapere. Quasi tutto ciò che apprendiamo, a casa o, più generalmente, a scuola, viene trasmesso tramite la scrittura. Inoltre, il rendimento scolastico del bambino sordo e i suoi traguardi professionali futuri dipenderanno in larga parte da una buona padronanza della lingua orale, nella sua modalità scritta e, se possibile, parlata (Grosjean, 1996).
E' nostro dovere permettere al bambino sordo di acquisire due lingue, la lingua dei segni della comunità dei sordi (come prima lingua se la perdita d’udito è grave) e la lingua orale della maggioranza udente. Per raggiungere quest’obiettivo il bambino deve essere in contatto con le due comunità linguistiche e deve sentire la necessità di apprendere e usare ambedue le lingue. Contare su una sola lingua, quella orale, confidando nel recente sviluppo di nuovi supporti tecnologici, pone un'ipoteca sul futuro del bambino sordo. Significa mettere a rischio lo sviluppo cognitivo e personale del bambino e negare il suo bisogno di relazionarsi culturalmente ai due mondi cui egli appartiene. Un contatto precoce con le due lingue darà al bambino più garanzie che il contatto con una sola lingua, qualunque sia il suo futuro e a qualunque mondo egli scelga di appartenere (nel caso ne scelga uno solo). Nessuno si pente di conoscere varie lingue ma ci si può certamente pentire di non saperne abbastanza, specialmente quando è in gioco lo sviluppo personale.
Ogni bambino sordo dovrebbe avere il diritto di crescere bilingue ed è nostra responsabilità aiutarlo in questo senso (Grosjean, 1996).
Il Codice Deontologico per gli psicologi iscritti all’Albo, art. 39 dichiara che: “Lo psicologo presenta in modo corretto ed accurato la propria formazione, esperienza e competenza. Riconosce quale suo dovere quello di aiutare il pubblico e gli utenti a sviluppare in modo libero e consapevole giudizi, opinioni e scelte”…tu stai aiutando il pubblico? NO!
Tu, dott.ssa Valentina Paoli, puoi darmi delle prove scientifiche che confermino tale sue diverse affermazioni…Grazie in anticipo…

Ti saluto cordialmente.
Dott. Mauro Mottinelli

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MessaggioInviato: Mar Lug 01, 2008 12:23 am    Oggetto:  
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Quando scrisse il libro, Valentina non era ancora una psicologa.

Pertanto quanto da te postato Katia, è fuori d'argomento.
Storie, vicende e polemiche (veritiere e non) che riguardano altre persone, e di cui gli altri utenti qui non ne sono a piena conoscenza, sei pregata di lasciarle fuori da questo forum.

Grazie.

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MessaggioInviato: Mar Lug 01, 2008 1:25 am    Oggetto:  
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Spiacente Franky, quel libro la Valentina l'ha scritto accompagnata da quel cretino di Giuseppe Gritti, che è illustre solo per chi adora l'udito e nient'altro. Anche se sei moderatore del forum non sei permesso di dirmi che cosa dire e che cosa non dire. Tu sei solo il moderatore per gli iscritti oralisti. Invece per gli iscritti segnanti ce vole un altro moderatore pertinente. Spero che stavolta ti è chiaro di finirla di rispondere contro ad ogni mio topic arrabbiato nero
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MessaggioInviato: Mar Lug 01, 2008 1:47 am    Oggetto:  
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Oltretutto Franky il vedere se una cosa è vera o no si tratta di un problema tuo.
O peggio ancora non accetti di vedere la realtà, perciò meglio che taci sulle cose che non conosci!
Dopotutto i dati che lascio nel forum si trattano di fonti che io conosco, ad esempio,
Mottinelli che ha firmato la presente lettera è un psicologo non-udente che ha un suo studio e collabora con il tribunale di Roma.
Ti sconsiglio di incontrarlo perchè ti farebbe piangere in sole poche parole ghignante
poi i lettori hanno diritto di essere informati sulla reputazione di un qualsiasi nome!

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silvieta







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MessaggioInviato: Mar Lug 01, 2008 3:56 am    Oggetto:  
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Sono d'accordo sul fatto che i lettori hanno il diritto di leggere tutto .. Siamo abbastanza intelligenti da saper decidere cosa leggere, come e perkè.. E mi sento di ringraziare Katia per le informazioni che cmq nonostante tutto ci da...
Si può nn essere d'accordo con lei, ma è suo sacrosanto diritto scriverle e nostro leggerle, cosi come se a scriverle fosse un altro..

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Dolce è il rumore dei tuoi silenzi..
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Franky

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MessaggioInviato: Mar Lug 01, 2008 9:58 am    Oggetto:  
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Rispondi citando

Kappah ha scritto:
]Oltretutto Franky il vedere se una cosa è vera o no si tratta di un problema tuo.
O peggio ancora non accetti di vedere la realtà, perciò meglio che taci sulle cose che non conosci!
Dopotutto i dati che lascio nel forum si trattano di fonti che io conosco, ad esempio,
Mottinelli che ha firmato la presente lettera è un psicologo non-udente che ha un suo studio e collabora con il tribunale di Roma.
Ti sconsiglio di incontrarlo perchè ti farebbe piangere in sole poche parole
poi i lettori hanno diritto di essere informati sulla reputazione di un qualsiasi nome!


KappaHH ha scritto:
Spiacente Franky, quel libro la Valentina l'ha scritto accompagnata da quel cretino di Giuseppe Gritti, che è illustre solo per chi adora l'udito e nient'altro. Anche se sei moderatore del forum non sei permesso di dirmi che cosa dire e che cosa non dire. Tu sei solo il moderatore per gli iscritti oralisti. Invece per gli iscritti segnanti ce vole un altro moderatore pertinente. Spero che stavolta ti è chiaro di finirla di rispondere contro ad ogni mio topic arrabbiato nero


L'educazione, innanzitutto.
Sia nei confronti miei che delle persone da te citate.

Del resto ho solo espresso il periodo temporale in cui è stato scritto il libro.

Ribadisco nuovamente: postare documenti o commenti personali senza scrivere eventuali antefatti che hanno provocato ciò, può indurre in confusione i lettori.

Questo vale per qualsiasi argomento o sezione del forum.

Per quanto riguarda il fatto che sono moderatore in quasi tutte le aree,
comprese quelle della Lis, questo è dovuto solo a motivi logistici e di controllo, soprattutto in virtù del fatto che è in corso una piccola ristrutturazione del forum
Io e Tiziana, stiamo cercando una persona che possa assumersi il compito di
fare da moderatore nelle aree Lis.

Ciao!

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Franky
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Tiziana.Pozzetti

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MessaggioInviato: Mar Lug 01, 2008 4:04 pm    Oggetto:  
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SU QUESTO FORUM OGNUNO è LIBERO DI ESPRIMERE CIVILMENTE IL PORPRIO PARERE ANCHE ATTRAVERSO DOCUMENTI, CITAZIONI, FRASI TRATTE DA LIBRI O QUALSIASI ALTRA COSA.

Io sono d'accordo con Silvia:

silvieta ha scritto:
Sono d'accordo sul fatto che i lettori hanno il diritto di leggere tutto .. Siamo abbastanza intelligenti da saper decidere cosa leggere, come e perkè...



Franky ha scritto:

Per quanto riguarda il fatto che sono moderatore in quasi tutte le aree,
comprese quelle della Lis, questo è dovuto solo a motivi logistici e di controllo, soprattutto in virtù del fatto che è in corso una piccola ristrutturazione del forum
Io e Tiziana, stiamo cercando una persona che possa assumersi il compito di
fare da moderatore nelle aree Lis.


E' così, Franky mi ha dato una mano a livello tecnico-organizzativo, d'altra parte è uno degli utenti più assidui qui, presente fin dai primi giorni nella buona e nella cattiva sorte.
Cmq nessuno (nemmeno io) può dire cosa è giusto o sbagliato scrivere, per me basta che vi R-I-S-P-E-T-T-I-A-T-E e discutiate civilmente.
In questo caso quindi passiamo sopra questo disguido e concentriamoci sui contenuti del libro proposto, contenuti con cui ovviamente si può o meno essere d'accordo e si può dirlo liberamente.
La questione è chiusa qui quindi Wink

Mafalda grazie per il consiglio cmq! Sto scoprendo che di libri su questo argomento ce ne sono davvero molti! Cool
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Mafalda

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MessaggioInviato: Mar Lug 01, 2008 4:50 pm    Oggetto:  
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kappa, il tuo post con la lettera di Mottinelli c'entra come i cavoli a merenda.

In un altro contesto lo considererei più adatto, anche perchè non è una recensione del libro, ma un attacco infarcito di teorie e studi.

Ho solo riportato un libro, come tralaltro hai fatto anche tu.
Non mi sono mai permessa di spalare m... su certi libri, anzi non ho proprio detto nulla anche se non sono d'accordo perchè rispetto i punti di vista.

Cmq, una frecciatina devo farla: è tipico delle persone fin troppo orgogliose reagire così. Cala le orecchie un pò, male non ti fa.

@ Tiziana: prego Very Happy .

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Mafaldita
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MessaggioInviato: Mar Lug 01, 2008 9:26 pm    Oggetto:  
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Ollà che idea, Mafalda, sai che i cavoli a merenda saranno buoni anzi salutari. Laughing
'scolta qua: ribadisco che la preparazione di quel libro è stata fatta a quattro mani, quindi quanto c'è di vero nella storia di Valentina lo sa solo Dio.
Infine sulla lettera aperta non ho avuto alcun interesse di attaccare alcuno, anzi di precisare che cosa è la lingua madre dei sordomuti.
Se Valentina ha sbagliato o sbaglia tuttora a considerarla diversamente, avevo il dovere, appunto, di precisare che lei non ne sa un tubo sulla vita della comunità sorda. L'aver vissuto accanto a quel GiGi ovviamente l'ha arricchita personalmente, psicologicamente e fisicamente.
(Badate bene che non esiste alcun paragone con il libro di Emmanuelle.)
Mafalda, vedi di non immaginare la mia posizione come un affronto al tuo presente topic. Io ce l'ho solo con le persone oraliste cui l'obiettivo è distruggere ciò che la comunità sorda costruisce. Tutto qui.

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COPIONE ! SEI RECIDIVO MALEDETTAMENTE .
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