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Un forum per accogliere sordi e udenti interessati al mondo dei sordi e alla sordità.

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[CRONACA] La lingua gestuale divide le associazioni...
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Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> DISCUTIAMO INSIEME DI SORDITA', LIS, ORALISMO E BILINGUISMO
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KappaHH







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MessaggioInviato: Ven Giu 06, 2008 12:27 pm    Oggetto:  [CRONACA] La lingua gestuale divide le associazioni...
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Commento in L.i.S. di Claudio Baj:
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Commento trascritto da Claudio Baj:
Buongiorno, mi chiamo Claudio Baj e questo è il mio segno nome (cfr. filmato in LIS) sono un segnante, sono Sordo, ho una bambina sorda e quindi sono genitore, ho sposato una donna udente e sono presidente di una cooperativa.
Mercoledì 28 Marzo sul quotidiano "Repubblica" è apparso un articolo della giornalista Cinzia Sasso "Sono utili". "No sono un ghetto" che mi è stato segnalato da un amico. Nel procedere alla lettura del testo in questione sono rimasto sbigottito e frastornato per diversi motivi.
Innanzitutto perchè l'articolo, superficiale e con informazioni errate, è stato stampato e diffuso su larga scala da uno dei tre maggiori quotidiani italiani, Repubblica appunto. Nei titoli appare chiaramente l'intenzione di effettuare un confronto tra la Lingua dei Segni ed Oralismo ma nel testo le persone intervistate sono quasi tutte a sostegno dell'oralismo. Mi chiedo dunque dove sia il confronto! Normalmente in un articolo equilibrato si intervisterebbero persone a suffragio dell'oralismo e persone segnanti e bilingui, in questo modo si potrebbe avere un confronto con risultato realistico. Un articolo obiettivo di questo tipo dopo essere stato stampato e diffuso permetterebbe ad ognuno di leggerlo, riflettere e crearsi una propria opinione personale.
Solitamente ho rispetto per le altre opinioni, seppur in contrasto con le mie, infatti rispetto all'annosa polemica tra oralisti e segnanti ho quasi sempre evitato un coinvolgimento diretto, ho sempre preferito dare dimostrazioni con i fatti e con il mio lavoro.
Nel caso di questo articolo, diffuso appunto a livello nazionale, ho sentito il dovere di esprimere la mia opinione ed ho scelto di farlo in due modalità, attraverso un filmato in Lingua dei Segni Italiana e attraverso un testo in Italiano scritto.
Ritengo importante rispondere a quanto affermato dalla giornalista Cinzia Sasso nel suo articolo: come segnante, Sordo, padre e professionista, sono rimasto colpito e ferito dal suo testo! E' importante ricordare che nella Costituzione italiana, agli articoli numero 3 e 6, si afferma con chiarezza il principio del rispetto della diversità delle persone, sia linguistica che sociale, infatti attualmente noi stiamo lavorando per ottenere il riconoscimento come minoranza linguistica che utilizza la Lingua dei Segni. Ciò significa utilizzarla all'interno dell'educazione bilingue, educazione e non metodologia! La conseguenza è che, tramite l'istruzione attraverso i due canali, i bambini diventeranno persone che padroneggeranno sia la Lingua dei Segni che l'Italiano. Rispetto alla Lingua dei segni è già stato dimostrato, grazie a studi svolti in USA, Svezia e anche in Italia, dal CNR di Roma, e grazie al nostro lavoro, alla partecipazione di ognuno di noi, che la Lingua dei Segni è la lingua per i Sordi. Non "dei" Sordi perchè normalmente le lingue sono patrimonio di tutti, ma la Lingua dei segni, in quanto lingua visiva, è una lingua "naturale" per le persone sorde. Di conseguenza i Sordi in un contesto naturale possono apprendere con estrema velocità e profitto, ne ho testimonianza diretta osservando la mia bimba di dieci mesi ed i suoi progressi quotidiani in termini di costruzione del sè, della propria identità, delle capacità intellettive, è stupefacente vedere i suoi continui progressi. Infatti proprio adesso, a dieci mesi d'età, inizia nel suo piccolo a esprimersi in segni, a salutare, ed è una situazione estremamente emozionante. Come già affermato in precedenza la Lingua dei Segni è una lingua naturale per i sordi e permette, tramite la percezione visiva, di sviluppare il proprio sè, costruire la propria identità, sviluppare capacità intellettive e di pensiero, e progressivamente avere uno sviluppo armonico alla pari con gli udenti. Questa base di sicurezza interiore e di stabilità permette di apprendere le altre lingue: l'italiano, l'inglese, il francese e le altre lingue dei segni.
Nell'articolo viene intervistata una mamma di nome Lorena che afferma che non vuole che la propria figlia sia isolata, emarginata ed ignorante come i Sordi di un tempo del suo paese. Ho riflettuto sui questo punto e al giorno d'oggi tutti i Sordi, anche nei paesi, isolati, emarginati, "perduti" ed ignoranti non hanno frequentato scuole bilingui poichè da molto tempo in Italia le scuole sono oraliste ed evidentemente questi ne sono i risultati. Una minima percentuale di Sordi ha buoni risultati attraverso l'oralismo la maggioranza di loro è , per così dire, bruciata. Ritengo quindi che la scuola italiana allo stato attuale sia un fallimento per i Sordi. E' importante notare che attualmente noi Sordi lavoriamo, assieme ad udenti, per migliorare la situazione in futuro. Se gli oralisti hanno altri obiettivi ne rispetto l'opinione ma finora noi segnanti, bilingui, non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi nè mai ottenuto servizi o scuole bilingui, questo è quello che chiediamo!
La nostra richiesta non implica l'abolizione del metodo oralista, possono proseguire per la loro strada, ma noi come genitori, segnanti e persone, chiediamo servizi che ci mettano in condizione di parità con gli udenti, con parità di diritti!
Concludo con una riflessione sul motivo per cui questo articolo è stato divulgato, immagino che, in fondo, la società oralista che da sempre ci attacca non sia sicura della bontà del suo progetto. Infatti normalmente chi è sicuro prosegue per la sua strada con tranquillità, queste continue aggressioni nei nostri confronti mostrano forse una loro insicurezza.
In definitiva, come persona, come segnante, come sordo e soprattutto come padre, ritengo importante che la comunità dei sordi e dei segnanti, di cui fanno parte anche persone udenti segnanti, debba chiedere al quotidiano Repubblica ed alla giornalista Cinzia Sasso di pubblicare un articolo di scuse. Ringrazio dell'attenzione prestatami e chiudo porgendo i miei saluti.


"Sono utili". "No sono un ghetto"
di CINZIA SASSO

FIRENZE - L'appuntamento è alla pasticceria di via Marconi, Francesca ha le sneakers argento, il pullover corto, i capelli neri sulle spalle. Sotto, ma le nasconde solo adesso, che ha 17 anni, ha le protesi per poter sentire: racconta la sua vita di bambina - alta, magra, bella e anche sorda, sì - i suoi sogni, i suoi desideri. Qualche volta chiede "come?", tu ripeti e lei risponde. Con le parole, non con i segni. È l'unica lingua che ha imparato: quella dei segni, lei, non la conosce. Eppure in Parlamento ci sono dieci proposte di legge, avanzate dai gruppi più diversi, che rivendicano, anche per lei, il diritto di veder riconosciuta quella, la LIS, come la sua lingua naturale.

Dietro Francesca e tutti quelli come lei si combatte una guerra tra due correnti: tra chi rivendica quasi con orgoglio la diversità e vuole vederla riconosciuta e rispettata, e chi dice che i sordi possono parlare e che dunque bisogna aiutarli a farlo per essere uguali, non diversi. Da una parte l'Ens, l'Ente Nazionale Sordi; dall'altra la Fiadda, Federazione famiglie audiolesi.

Felici, i primi, delle dichiarazioni del ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che ha annunciato una legge "che riconosca il linguaggio dei segni come lingua a tutti gli effetti"; disperati i secondi, che in quella legge vedono il ghetto. E se l'Ens, orgogliosamente, annuncia "La Pasqua del sordo" e invita tutti il primo aprile a Salerno; se organizza "il sit in del silenzio" all'insegna dello slogan "vogliamo essere chiamati sordi e basta"; se condanna la genetica "che mira all'eliminazione delle persone sorde dalla razza umana", quegli altri spiegano: "Abbiamo lottato per dare la parola ai nostri figli e per dare loro una vita senza barriere. Vogliamo il diritto alla cura, all'istruzione, al lavoro; non vogliamo fare parte di una minoranza culturale e lingustica, non vogliamo che i nostri bambini abbiano bisogno di un interprete per comunicare col mondo".

In via delle Porte Nuove, a Firenze, ha sede il Cro, Centro Rieducazione Ortofonica, e lì ogni giorno decine di bambini sordi vanno a scuola di logopedia per imparare a parlare. Oggi c'è anche Massimo Morganti, 50 anni, cassiere in banca, due figli e una moglie, nessuno ipo-udente. Racconta: "Io per fortuna ero un rompiscatole, e quando mi hanno chiuso in istituto non smettevo di piangere. Così mia madre mi ha portato qui e ho imparato a muovere le corde vocali". Lo prendono in giro: sarà anche nato sordo, ma adesso non smette mai di parlare. Alessandra, mamma di Francesca, 7 anni, dice: "A sette mesi emetteva solo dei suoni, come un animale. Mi chiedevo: mi chiamerà mai mamma?". La chiama mamma eccome, ora; e non è la sola parola che dice. Giuseppe Gitti, che dirige il centro e che insegna all'università, spiega che quello che ha cambiato la prospettiva sono "le protesi acustiche e la cultura dell'integrazione".

Gitti ha lavorato con don Milani a Barbiana, poi a lungo in un istituto per sordi, e proprio lì ha deciso che avrebbe dovuto inventare qualcosa di diverso. Il risultato, ad esempio, è Francesca. Che fa la quarta liceo scientifico dai Salesiani e che racconta: "Dopo vorrei fare qualcosa nella moda, disegno vestiti da quando ero bambina. Ma magari prima mi laureo in architettura". Parla del futuro, il passato non importa. Il passato è passato, no?

Era il giugno del '90; aveva sei mesi e, ricorda adesso Lorena, sua madre, quel vestitino bianco con i papaveri rossi: "Battevo le mani e vedevo che non si girava". Pochi mesi dopo una diagnosi confermerà i dubbi: Francesca è sorda. Sordità bilaterale profonda. Lorena: "È stato un colpo: senti una voragine che ti inghiotte. La prima immagine è stata la mia bambina che parlava a gesti, come i sordomuti del mio paese". Sono passati diciassette anni - di protesi, logopedia, fatiche, angosce - ma non è andata così: Francesca parla. Come tutti, è andata alla scuola pubblica; ha preso il certificato al British, in camera ha le coppe vinte con la squadra di sci e la sciarpa dei Viola, quella che mette per tifare con gli amici allo stadio.

Alle parole di Ferrero, Lorena salta su: "Se mia figlia avesse imparato a muovere le mani, non sarebbe la ragazza che è. Sarebbe come i sordi del mio paese: isolata, emarginata, uguale solo a quelli come lei. E diversa da tutti gli altri". Francesca a 9 mesi ha messo la protesi e fino ai 9 anni, ogni giorno, il suo dopo-scuola è stata un'ora di logopedia. Poi il lavoro a casa, giochi con la mamma: gli oggetti in una mano, il loro nome pronunciato con chiarezza. Alle elementari aveva un'insegnante di sostegno: "Poverina - racconta adesso - mi coccolava in continuazione. Come fossi scema". Imparare a sentire e a parlare è stato faticoso: "Adesso quello che non capisco bene è la tivù: è come se sentissi quella dei vicini tenuta a volume troppo alto, ma il professore che spiega filosofia non è un problema".

Anche loro, i Pulcinelli, scoperta la sordità si sono trovati di fronte al bivio: imparare comunque a parlare oppure scegliere la lingua dei segni? "Che voleva dire: aiutare mia figlia a vivere nel mondo di tutti o spingerla nel ghetto?". Di là Francesca chiacchiera con la sua migliore amica; il sabato va al pub con la compagnia; tra due anni sarà all'università; poi cercherà un lavoro. Come tutti i ragazzi della sua età.
fonte La Repubblica (29 marzo 2007)




Adesso io ho il dovere di correggere i grossolani termini:
La lingua gestuale [i gesti non sono a che fare con la lingua madre dei sordomuti, la Lingua dei Segni] divide le associazioni tra chi la promuove e chi la contesta. [quali associazioni vengono trattati? quelle composti da persone udenti o quelle composte esclusivamente da persone non-udenti?? la differenza esiste eccome!!!! gli udenti non hanno a che fare con la lingua dei segni come prima lingua nè con la cultura sorda in quanto sono utilizzatori delle orecchie come senso fondamentale per la sopravvivenza (ma quale soppravivenza con le cose brutte che accadono quotidianamente?)]
Il ministro della Solidarietà favorevole: "Va riconosciuta, si tratta di un'opportunità". Un corso per imparare il linguaggio dei segni. [stiamo ancora ad usare la parola "linguaggio"?? ovviamente la maggioranza ci vede come le scimmie]
Sordomuti, la guerra dei segni [internazionalmente parlando la guerra la fanno solo e sempre le persone udenti, le persone sorde in completa autonomia (nel senso senza alcuna interferenza di alcun udente) non hanno bisogno di avvelenare qualcosa o qualcuno.]

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MessaggioInviato: Ven Giu 06, 2008 12:27 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Ven Giu 06, 2008 11:51 pm    Oggetto:  
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Articolo di un anno fa....
quando non si ha niente da fare dutante il giorno, si dà una rispolveratina alle vecchie e solite tiritere storielle contro l'oralismo....

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MessaggioInviato: Sab Giu 07, 2008 1:06 am    Oggetto:  
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embè Franky? Che cosa c'entra se una cosa è vecchia o nuova.
Bada bene che poi le correzioni mie le ho appena fatte!
E' pure invano che tu difendi qualcosa, hai frainteso il senso di questo post: si tratta solo di disparità! vengono menzionati gli stili di vita dei oralisti, invece gli stili di vita dei segnanti dove sono? tutto qui.
E' ovvio a tutti che tu privilegi l'oralismo, auguri! quindi mostra tutti i validi motivi per la tua scelta piuttosto che attaccare chi non ha alcun interesse a scegliere l'oralismo. datti bravo dai!

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MessaggioInviato: Sab Lug 19, 2008 8:04 pm    Oggetto:  
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IN RISPOSTA ALL' ARTICOLO.
di Susanna Broglia, Anna Clarke, Luisella Curtolo, Rosalia Ferlita

Egregio Direttore,
è con rabbia e sdegno che abbiamo letto l’articolo pubblicato sul Suo Giornale il 28 marzo 2007 dal titolo “SORDOMUTI, LA GUERRA DEI SEGNI”.

MA SIAMO NEL 2007 OPPURE SIAMO TORNATI INDIETRO DI 200 ANNI? MA VIVIAMO IN UN PAESE CHE FA PARTE DELLA COMUNITA’ EUROPEA E DICE DI RICONOSCERE I DIRITTI DELLE PERSONE OPPURE DOVE?

Siamo un gruppo di genitori di bambini e ragazzi sordi che hanno scelto per i propri figli la strada del bilinguismo e vogliamo rispondere alla giornalista Cinzia Sasso che ha scritto l’articolo, a Lei che ne ha permesso la pubblicazione, alla signora Lorena e a tutti quelli come lei che continuano ad offendere gratuitamente le persone sorde e udenti che credono nella lingua dei segni:
1) Noi siamo per il riconoscimento della lingua dei segni come lingua di una minoranza, non vogliamo imporla a tutti i sordi, ognuno è libero di fare la propria scelta, ma non vogliamo neppure che la Fiadda ci imponga il suo oralismo. Noi vediamo i nostri figli PRIMA come persone e, come tali, vogliamo tutto quello che è importante per loro. Vogliamo anche noi il diritto alla cura, all’istruzione, al lavoro, all’integrazione nella società, non di certo pensiamo di “spingerli nel ghetto”.
2) I nostri figli sono sereni e soprattutto ben integrati; fanno sport, vanno al cinema, hanno amici udenti (con i quali parlano!!).
3) Anche i nostri figli portano le protesi ma non verranno mai impiantati perchè non vogliamo “finti udenti” . Per noi imparare la lingua dei segni è sinonimo di accettazione del problema del proprio figlio ed è il modo migliore per lui per arrivare ad uno sviluppo cognitivo pari a quello del coetaneo udente.
4) Anche i nostri figli vanno a logopedia.
5) Anche i nostri figli parlano. Se si vuole dare una vera informazione si faccia sapere e si ammetta una volta per tutte (esistono studi e ricerche scientifiche a questo proposito) che la LIS non uccide la parola anzi, essendo la prima VERA lingua dei sordi, perché usa il canale visivo (ricordiamoci che i sordi non sentono), dà la possibilità di imparare più facilmente l’italiano sia scritto che, poi, parlato.
6) Anche noi, come la mamma di Francesca, abbiamo avuto la gioia di sentirci chiamare mamma, e non è la sola parola che dicono…. I nostri figli non muovono solo le mani ma con la loro lingua e con la lingua parlata sono perfettamente in grado di comunicare con TUTTI, sordi e udenti!
7) I nostri figli frequentano il progetto di bilinguismo in atto presso la scuola dell’obbligo di Cossato. Tale progetto integra i bambini sordi nella scuola comune dove gli udenti imparano come seconda lingua la LIS. Questo progetto aiuta a costruire le fondamenta per una crescita psicologica serena, piena di autostima, che farà di loro delle persone speciali che sapranno affrontare le difficoltà della vita.
Infine chiediamo:
- Quale prezzo devono pagare i bambini educati con il metodo oralista per poter parlare?
- Come mai tanti ragazzi nell’età adolescenziale si avvicinano alla cultura sorda?
- Come mai gli stessi ragazzi scelgono di imparare la lis?
- Come mai la Fiadda non riconosce le proprie sconfitte?

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