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Un forum per accogliere sordi e udenti interessati al mondo dei sordi e alla sordità.

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Viaggio antropologico nel mondo dei sordi.
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KappaHH







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MessaggioInviato: Mar Lug 08, 2008 9:15 pm    Oggetto:  Viaggio antropologico nel mondo dei sordi.
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CHE COSA E' LA CULTURA SORDA?

Forse per definire in modo preciso la comunità sorda è bene sapere qualcosa sulla MICROCULTURA: "sistemi di conoscenza culturale che caratterizzano i sottogruppi interni a società più ampie. I membri di una microcultura condividono gran parte del loro sapere con ciascun individuo all'interno della più ampia società, ma possiedono una conoscenza culturale che appartiene solo al sottogruppo stesso. La conoscenza condivisa è il loro naturale frequentarsi. (Spradley e McCurdy)"

Quindi il termine CULTURA si ha per definire le dinamiche di interazione interne al gruppo dei sordi che sono singolarmente degne di attenzione delle scienze sociali, antropologiche.

Per maggiori informazioni è consigliabile leggere un paio di libri:
Cultura del gesto e cultura della parola (Amir Zuccalà)
Vedere Voci (Oliver Sacks)

Comunque per la cultura sorda l'individuo è in grado di agire in vari modi, come segue:

1.
Prendere coscienza dell'esistenza del mondo dei sordi e della sua propria identità, evitando assolutamente di negare la dignità dell'altrui identità.
2.
Considerare la sordità non come un difetto fisico, una menomazione corporea da curare o mascherare, ma una risorsa umana generatrice di cultura.
3.
Esprimere che l'idea del silenzio è solo la contrapposizione a quella del suono, quindi entrambe le idee appartengono al mondo degli udenti. La questione del rapporto suono/silenzio è un problema solo per gli udenti che, tende ad influenzare in modo, innegabilmente, coatto la vita dei sordi.
4.
Dichiarare ovunque che il mondo dei sordi non è mai silenzioso, infatti percepiscono ed emettono tutto attraverso le vibrazioni.
5.
Difendersi dall'udente che tende a canalizzare le proprie paure all'altro, ad esempio la paura del silenzio assoluto (fobia tipica degli udenti) o di affrontare dei pericoli.
6.
Riconoscersi appieno come nella storia delle persone sorde le loro condizioni esistenziali furono soprattutto: solitudine, esclusione e isolamento sociale.
7.
Essere consapevoli del proprio patrimonio linguistico (Lingua dei Segni) che ha alimentato e continua ad accrescere il senso di etnicità e di autodeterminazione della comunità sorda internazionale.
8.
Dividere con chiunque idee sulle necessità dei sordi nel pieno rispetto della loro volontà, sia in aspetti tecnici che in aspetti competitivi.
9.
...continua - PERCHE' NON PROVATE A CONTINUARE VOI?

"Quando parlo della cultura non parlo solo di qualcosa di astratto che è imposto all'uomo ed è separato da lui, parlo dell'uomo stesso, di lui e di me in modo assolutamente personale"
- Hall

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MessaggioInviato: Mar Lug 08, 2008 9:15 pm    Oggetto: Adv



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Franky

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MessaggioInviato: Mar Lug 08, 2008 10:01 pm    Oggetto:  
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Se trovo uno di questi libri me lo leggo durante le prossime ferie. Very Happy
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Franky
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Mafalda

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MessaggioInviato: Mer Lug 09, 2008 12:35 pm    Oggetto:  
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Oliver Sacks lo conosco di fama ma non ho mai letto il suo libro, scritto nel 1971 (un pò datato).

Ma lo leggerò Very Happy , grazie Kappa per le info.

ciaoooooooo

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Mafaldita
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KappaHH







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MessaggioInviato: Mer Lug 09, 2008 9:08 pm    Oggetto:  
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Oliver Sacks è un genio, me lo immagino là a Venezia scrutando i moti delle gondole all'alba. I suoi libri sono sempre attualissimi.
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silvieta







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MessaggioInviato: Gio Lug 10, 2008 12:09 pm    Oggetto:  Re: Viaggio antropologico nel mondo dei sordi.
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KappaHH ha scritto:
CHE COSA E' LA CULTURA SORDA?

Forse per definire in modo preciso la comunità sorda è bene sapere qualcosa sulla MICROCULTURA: "sistemi di conoscenza culturale che caratterizzano i sottogruppi interni a società più ampie. I membri di una microcultura condividono gran parte del loro sapere con ciascun individuo all'interno della più ampia società, ma possiedono una conoscenza culturale che appartiene solo al sottogruppo stesso. La conoscenza condivisa è il loro naturale frequentarsi. (Spradley e McCurdy)"

Quindi il termine CULTURA si ha per definire le dinamiche di interazione interne al gruppo dei sordi che sono singolarmente degne di attenzione delle scienze sociali, antropologiche.

Per maggiori informazioni è consigliabile leggere un paio di libri:
Cultura del gesto e cultura della parola (Amir Zuccalà)
Vedere Voci (Oliver Sacks)

Comunque per la cultura sorda l'individuo è in grado di agire in vari modi, come segue:

1.
Prendere coscienza dell'esistenza del mondo dei sordi e della sua propria identità, evitando assolutamente di negare la dignità dell'altrui identità.
2.
Considerare la sordità non come un difetto fisico, una menomazione corporea da curare o mascherare, ma una risorsa umana generatrice di cultura.
3.
Esprimere che l'idea del silenzio è solo la contrapposizione a quella del suono, quindi entrambe le idee appartengono al mondo degli udenti. La questione del rapporto suono/silenzio è un problema solo per gli udenti che, tende ad influenzare in modo, innegabilmente, coatto la vita dei sordi.
4.
Dichiarare ovunque che il mondo dei sordi non è mai silenzioso, infatti percepiscono ed emettono tutto attraverso le vibrazioni.
5.
Difendersi dall'udente che tende a canalizzare le proprie paure all'altro, ad esempio la paura del silenzio assoluto (fobia tipica degli udenti) o di affrontare dei pericoli.
6.
Riconoscersi appieno come nella storia delle persone sorde le loro condizioni esistenziali furono soprattutto: solitudine, esclusione e isolamento sociale.
7.
Essere consapevoli del proprio patrimonio linguistico (Lingua dei Segni) che ha alimentato e continua ad accrescere il senso di etnicità e di autodeterminazione della comunità sorda internazionale.
8.
Dividere con chiunque idee sulle necessità dei sordi nel pieno rispetto della loro volontà, sia in aspetti tecnici che in aspetti competitivi.
9.
...continua - PERCHE' NON PROVATE A CONTINUARE VOI?

"Quando parlo della cultura non parlo solo di qualcosa di astratto che è imposto all'uomo ed è separato da lui, parlo dell'uomo stesso, di lui e di me in modo assolutamente personale"
- Hall


Grazie alle ricerche condotte presso l’Istituto di Psicologia del CNR di Roma, da più di venti anni sono attivi gli studi sulla LIS, la Lingua dei Segni Italiana, e sui processi di apprendimento del linguaggio da parte del bambino sordo. Ma agli stimoli suscitati da tali studi la comunità antropologica italiana è rimasta per lo più "sorda", forse più per un ripiegamento a volte incosciente su oggetti d’analisi tradizionali, che per reale disinteresse.
. Il corpo del sordo rappresenta il nucleo dinamico mediante il quale si realizza la presenza dell’individuo in società, ed il luogo che rende manifesta la peculiarità di tale esperienza nel mondo. La sordità non è solo assenza di udito, ma impone un ripensamento delle norme della comunicazione sociale e dell’utilizzo del corpo in società. Compito principale delle discipline antropologiche è quello di raccogliere la sfida e proseguire, nel confronto con questo "anomalo" oggetto di studio, quel processo di ripensamento e rielaborazione critica delle proprie categorie conoscitive, da tempo inaugurato. Lo studio delle lingue dei segni, linguaggi veicolati attraverso il canale visivo-gestuale e non mediante quello audio-vocale, costituisce il principale laboratorio di ciò che rappresenta il maggiore punto di rottura nelle convenzioni della comunicazione linguistica. Tale studio può fornire nuovi criteri d’indagine e creare categorie originali all’interno della linguistica, e si rivela potenzialmente in grado di porre in discussione i presupposti epistemici stessi di una disciplina che poggia le sue basi prevalentemente sulla certezza della natura vocalica del linguaggio umano. C’è una curiosa analogia tra la linguistica applicata allo studio delle lingue dei segni, l’antropologia contemporanea e gli studi sociali sulla sordità: le indagini sui rispettivi oggetti d’analisi rivelano costantemente l’inadeguatezza degli strumenti categoriali, teorici e metodologici delle rispettive discipline nel loro classico modo di procedere nell’indagine; ma nel momento in cui si tratta di fare i conti con tali inadeguatezze strumentali, al fine di tracciare modelli di interpretazione e tracciare nuove vie di elaborazione teorica, si nota una certa tendenza a non tenere più conto delle scoperte fatte in sede di investigazione critica. La stessa linguistica, con le dovute eccezioni di studiosi che si muovono in direzione opposta, tende ad ignorare le scosse teoriche che gli studi sulle lingue dei segni possono apportare al suo apparato concettuale, mentre risulta già assai più ricettiva nei riguardi di quelle intuizioni fornite dagli studi sulla scrittura e sulle tradizioni orali. Il modello patologico della sordità è stato infatti assimilato anche a livello accademico, ed ha ostacolato lo studio di questa sia in ambito sociale, sia in relazione alla sua manifestazione linguistica.

Studiare la sordità secondo una prospettiva antropologica significa soprattutto impostare, ma non solo a questo si dovrebbe ridurre un’antropologia della sordità, l’analisi sulla sordità come se essa rappresentasse non un deficit sensoriale, ma una risorsa generatrice di cultura. In altre parole, l’ipotesi di lavoro di partenza comprende una prospettiva che imposti lo studio dei sordi come gruppo sociale, ed investighi la complessa rete di relazioni sociali, di valori e di simboli che tale gruppo sociale crea e mantiene.
Ciò vuol dire applicare le metodologie e gli strumenti conoscitivi propri delle discipline antropologiche all’indagine sociale sui sordi. Vi è già un’ampia letteratura estera su concetti quali cultura sorda, comunità sorda ed etnia sorda, che ha l’intento di inquadrare lo studio sul gruppo dei sordi come se fosse una minoranza etnica e linguistica, e molto feconda appare la recente riflessione che su tali concetti si è sviluppata.
Si auspica inoltre che la riflessione antropologica coinvolga, ed inviti ad un riesame delle proprie istanze conoscitive, le discipline che in differenti campi si occupano di sordità.

L’espressione antropologia della sordità potrebbe risultare utile per indicare un possibile campo di studi che si occupi di quest’argomento in base ad una prospettiva prevalentemente antropologica. E’ un’espressione non mutuata dalla letteratura in lingua inglese, la quale usa invece espressioni quali Deaf Studies, in cui però la disciplina antropologica non risulta centrale, o si identifica con il proprio oggetto di studio, cioè la cultura sorda. Una disciplina che si occupi della sordità solo in termini di cultura sorda sarebbe però limitata, e non terrebbe conto della profonda varietà individuale che caratterizza la popolazione sorda. Differenti percorsi educativi, culturali e scelte individuali diverse, non comportano sempre l’aderenza e l’identificazione con una cultura sorda. In questo senso l’antropologia deve porre come centro della propria analisi il fattore sordità, e non solo la cultura sorda, in modo da riportarla ai contesti culturali in cui è inserita, all’interno dei quali essa è continuamente pensata, spiegata ed elaborata, ed al fine di identificare quelle relazioni che essa stabilisce con gli altri elementi significativi di un particolare sistema sociale.
Inoltre gli studi sulla cultura sorda sono stati finora orientati da una forte esigenza, da parte di ricercatori sia sordi che udenti, di capovolgere in termini positivi pregiudizi ed immagini stereotipate, che considerano l’individuo sordo incapace di partecipare pienamente ed in modo attivo alla vita sociale, economica e politica della società. I sordi vengono visti in genere unicamente come individui portatori di handicap, cioè persone a cui manchi qualcosa di essenziale secondo le norme comuni, e bisognose quindi d’aiuto o di compassione.
Le persone sorde non vengono così considerate come individui singoli accomunati solo da un’etichetta medica, ma in quanto gruppo sociale con particolari comportamenti, peculiarità culturali e soprattutto una lingua diversa: la lingua dei segni. Gli studi che si concentrano sulla cultura sorda sono stati però notevolmente influenzati da tale prospettiva di rivendicazione culturale, la quale ha animato la nascita di movimenti volti ad ottenere un maggiore accesso alle risorse sociali, linguistiche, culturali ed educative della società da parte delle persone sorde. E’ legittimo per l’antropologia, se non doveroso, intervenire in contesti in cui è in grado di agire professionalmente, e risulta quindi quanto mai utile il sostenere teorie che possano influenzare positivamente l’immaginario collettivo. L’antropologia può così, demolendo concettualmente pregiudizi ed ampliando la circolazione delle informazioni, facilitare la nascita di servizi che siano in grado di smussare i vari ostacoli che quotidianamente sono costrette ad affrontare le persone sorde.
E’compito quindi della stessa antropologia compiere un’analisi riflessiva dei propri modelli impiegati, dei propri concetti e categorie, e fare di tale autoconsapevolezza interpretativa il punto di forza della propria autorità etnografica. Per questo sarebbe auspicabile la presenza di una disciplina, un’antropologia della sordità appunto, che si occupi degli studi sulla sordità, e nello stesso tempo eserciti tale controllo e verifica sulle proprie modalità conoscitive.

Riferimenti bibliografici:

Turner, G., 1994, "How is Deaf Culture?", Sign Language Studies, 83: 103-126.

Zuccalà, A. (a cura di), 1997, Cultura del gesto e cultura della parola: viaggio antropologico nel mondo dei sordi, Roma, Meltemi Editore.

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